Gay & Bisex
Incontro in ostello a Lisbona 2 - Goodbye
01.03.2026 |
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"«Take care of yourself, okay?»
Sorride storto, afferra lo zaino ed esce dalla camerata piano..."
Mi sveglio presto, come sempre ultimamente.La luce filtra ancora leggera attraverso le tende sottili della camerata. Sono le sette e mezza, forse le otto. La stanza è silenziosa, solo qualche respiro pesante.
Guardo il mio corpo leggermente sudato nella penombra. Sul mio addome si è seccato il mio sperma di ieri sera. Nelle mutande il cazzo è già sull’attenti. Scendo dal letto, prendo un asciugamano e un cambio e vado a farmi una doccia.
Lui è girato di spalle, solo con i boxer addosso. Noto i suoi capelli sudati appiccicati alla nuca, poi mi giro ed esco silenziosamente.
Sotto l’acqua della doccia penso a lungo a lui, alla serata precedente e alla fortuna che ho avuto. Resisto alla tentazione di segarmi. Quando comincio la colazione la sala è quasi deserta, ma rimango lì a lungo cercando sul telefono un programma per la giornata. Col tempo la stanza si riempie di ospiti pronti a partire per escursioni o per lavorare al computer. Parlo bevendo il mio terzo caffè con ragazzi conosciuti la sera prima.
Rientro in camerata e Luis è sdraiato sulla schiena, un braccio dietro la testa, l’ascella esposta con i peli biondi umidi che brillano sotto la luce del sole che penetra tra le tende. Ha però gli occhi chiusi e io faccio per salire sul mio letto. A metà scaletta sento una mano che mi afferra la caviglia e mi tira piano ma deciso verso il basso. Rischio di cadere e vengo tirato fino al suo materasso. Mi stringe forte contro il petto nudo, le braccia muscolose che mi avvolgono. Poi tiriamo la tenda per non farci vedere.
Rimaniamo qualche momento immobili, stretti a contatto ma senza guardarci. La mia testa appoggiata sulla sua spalla. Affondo poi il viso lentamente nella sua ascella. Odore intenso di sudore notturno, muschio acre, pelle non lavata. Inspiro profondo, la lingua esce da sola. Lecco la sua pelle e poi piano verso i peli umidi; lui lascia fare, e assaporo il sale pungente, il calore crudo. Scendo sui pettorali duri, lecco un capezzolo e lo sento inarcarsi appena sotto di me. Risalgo sul collo, succhio il pomo d’Adamo.
Salgo verso la bocca, ma lui mi ferma con la mano sulla nuca. Mi guarda negli occhi, profondi, chiari, intensi, poi mi bacia. L’alito è pungente, birra stantia e sonno, ma mi fa solo venire più voglia. La sua lingua entra decisa, si intreccia con la mia, mi invade. I nostri cazzi duri si sfiorano attraverso i tessuti leggeri. Limoniamo a lungo, uno affianco all’altro; lo accarezzo con la mano lungo il fianco fino a entrare nei suoi boxer, finisco sui suoi quadricipiti forti e con il pollice mi avvicino al suo bastone. Lo sfioro.
Ci spogliamo in fretta. Mutande e pantaloncini finiscono in fondo al letto. Nudi, l’odore di cazzo riempie l’aria in pochi secondi: muschio pesante, sudore accumulato, eccitazione mattutina. Il letto cigola mentre ci strusciamo.
«Shhh… piano» sussurra contro la mia bocca. «We are not alone.»
Ma mi spinge sotto di sé, mi apre le cosce con le ginocchia, preme il cazzo duro sulla mia gamba interna. Mi allarga le natiche con una mano. Poi me la porta davanti alla faccia.
«Open your mouth.»
Infila due dita tra le mie labbra, le bagna bene di saliva. Le ritira e le porta giù: gira intorno al buchetto, entra con una falange, poi due. Spinge, gira, preme contro le pareti interne. Rumori umidi, cigolii del letto.
Spinge le dita più a fondo, le curva per sfregare il punto giusto. Io mi contorco, mordo il labbro.
Le allarga leggermente, il mio buco si apre. Nota, penso, che non è la mia prima volta.
Tira fuori le dita, le porta di nuovo alla mia bocca e le lecco, assaporando me stesso misto a lui.
Se le porta sul cazzo, se lo bagna e mischia la mia saliva al suo precum, poi me le riporta in bocca. Me le fa succhiare in modo osceno. Poi un’ultima volta al cazzo e le strofina bene. Le riporta poi davanti alla mia faccia di nuovo. Me le fa annusare bene. «You like that smell, huh?», mi dice poi nel massimo dell’eccitazione, «You want this cock inside you?». Annuisco piano con le sue dita che tornano tra le labbra.
Si sistema tra le mie gambe. Tira fuori un preservativo dallo zaino lì accanto, lo apre coi denti, lo srotola sul cazzo scivoloso. Sputa sulla mano, bagna il lattice, poi preme contro l’apertura.
Entra piano, la testa che allarga, poi affonda fino in fondo. Il lattice scivola liscio, ma sento ogni vena pulsare attraverso. Inizia a fottermi piano ma con ritmo deciso, affondi lunghi, profondi, cercando di far cigolare poco il letto. Mi afferra i fianchi, tira indietro a ogni spinta. Le palle sbattono contro il mio culo, sudore che gocciola.
«Feel how deep I am… » sussurra rauco. Mi dice che vorrebbe sbattermi forte e svegliare tutto l’ostello. Non lo fa però, mi apre le gambe e cerca di spingere ancora più a fondo.
Poi rallenta, esce piano. Ci rimettiamo uno a fianco all’altro; lui ha ancora il preservativo, leggermente sfilato in punta.
Mi sussurra: «Want to taste me again? Suck it clean for me.»
Annuisco. Mi spinge giù, il cazzo dritto, con il preservativo bagnato davanti alla mia bocca. Peli e leggere tracce di me. Non resisto a non baciarlo così com’è, poi lo sfilo dalla base e appoggio di nuovo le labbra sul suo cazzo lucido. Lecco la cappella calda, scendo lungo l’asta. Sa di lattice e di lui – muschio, sudore, un vago retrogusto di gomma. Lo voglio tutto, lo prendo più profondo, fino in gola, la lingua che gira intorno. Lui geme piano, le mani nei miei capelli, guida il ritmo senza forzare troppo.
«Fuck… just like that… take it deeper, yeah… suck it clean, please.»
Accelero, succhio forte, la mano che gli stringe la base e sega il resto. Sento le sue palle contrarsi, il cazzo pulsare contro la lingua. Geme rauco: «I’m so fucking close… gonna fill your mouth again.»
Non mi sposto. Succhio più deciso, la lingua che preme sotto la cappella. Lui si irrigidisce, spinge piano in gola e viene: tanto a lungo, più della sera prima. Ingoio e continuo a succhiare piano mentre si svuota, fino all’ultima goccia.
Mi chiede cosa può fare per me e io mi tolgo il suo cazzo dalla bocca solo per dire «nothing, just let me finish.»
Poi me lo riprendo in bocca. Sta diventando moscio ma comunque grosso. Con la mano mi stringo il cazzo e continuo a leccarlo mentre mi masturbo fino a sborrare sulle lenzuola.
Si tira indietro, si sdraia accanto a me, il petto che sale e scende veloce. Mi tira contro di sé, un braccio intorno alle spalle.
«Fuck… that was insane,» mormora dopo un po’, la voce stanca ma soddisfatta. «Too fucking good.»
Guarda l’orologio sul telefono.
«Check-out soon. Bus to Algarve in an hour.»
Si alza, nudo, raccoglie i boxer, li infila velocemente. Si passa una mano tra i capelli spettinati.
Va a farsi la doccia e io rimango sul suo letto. Mi vesto pure io.
Quando finisce di preparare il suo zaino io sono di nuovo steso sul mio letto.
Lui sale su un gradino della scaletta e si affaccia verso di me. In stanza siamo ormai soli.
«It was unreal. Last night, this morning.»
Mi bacia profondo un’ultima volta.
«Take care of yourself, okay?»
Sorride storto, afferra lo zaino ed esce dalla camerata piano.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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